La domanda di conoscenza psicologica da parte dei Magistrati che svolgono la delicata funzione di intervento sia nella ricostruzione delle dinamiche familiari lacerate da insanabili contrasti interni, sia nella tutela dei minori talvolta in balia di genitori totalmente distratti dai confl itti di coppia, è divenuta sempre più pressante.
Per quanto la formazione psicologica conseguita nei corsi istituzionali di psicologia possa essere stata valida, manca una specifi ca formazione congiunta tra gli operatori del diritto e della psicologia.
Il corso di formazione si propone come scopi di:
1. approfondire un livello formativo congiunto
2. rendere i linguaggi comprensibili, anche in relazione alle scuole di appartenenza della formazione psicologica (psicologia cognitiva, clinica, esistenziale, etc.)
3. fornire al Magistrato quegli elementi di affi dabilità che possono nascere solo da un approfondimento teorico ed esperienziale completamente focalizzato sulle esigenze degli operatori giudiziari
4. costituire un titolo signifi cativo nella selezione che il magistrato sarà chiamato a fare Il corso potrà costituire un signifi cativo titolo preferenziale, nell’assoluto rispetto della discrezionalità del giudice nei criteri di scelta, volendo costituire soltanto un orientamento affidabile invece di curricula, talvolta generici o scarsamente focalizzati sui temi trattati.
L’istituto infatti svolge da anni una attività di formazione specifica post universitaria con l’autorizzazione del Miur.
La formazione congiunta potrà contare sull’esperienza di noti professionisti, più avanti elencati.
Gli allievi del corso dovranno essere messi in condizione di rispondere a quesiti quali:
1. riferire sulla valutazione globale della famiglia e delle singole personalità
2. orientare le decisioni del Magistrato con delle approfondite valutazioni del minore con ognuno dei singoli genitori e dei loro relativi ambienti familiari di appartenenza
3. evidenziare eventuali anomalie nei rapporti tra il minore ed i genitori e l’intero ambiente di vita degli stessi
4. valutare il livello di confl ittualità della coppia e la sua ricaduta nei comportamenti del minore
5. comprendere e leggere la “volontà” del minore, in situazioni di rifi uto o in presenza di comportamenti ostativi ed oppositivi
6. permettere al giudice di avere una chiara visione dell’orizzonte interno del minore, dei suoi vissuti, di come si percepisce in relazione ai due genitori e quale signifi canza assegna ad ognuno di loro
7. proporre un piano individualizzato di interventi e provvedimenti adeguato, in grado di rispondere agli interessi del minore sia per l’affi damento che per le modalità di incontro con il coniuge non affi datario
8. tener conto delle richieste delle parti interessate e delle eventuali osservazioni dei consulenti dalle stesse nominati
