IL CICLO DELLA VITA

Il counselor è una figura professionale d’aiuto, in grado di favorire la soluzione di disagi esistenziali di origine emotiva, che non comportino una ristrutturazione della personalità. Il corso intende formare operatori in grado di intervenire nei momenti di passaggio alle diverse fasi della vita, che Erickson distingue in otto tappe fondamentali: infanzia, prima fanciullezza, età del gioco, età scolare, adolescenza, giovinezza, età adulta, età senile. L’autore fa corrispondere a ciascuno di questi stadi altrettante crisi psicosociali, caratterizzate, a seconda delle circostanze, da modalità produttive o regressive, e rispettivamente: fiducia/sfiducia, autonomia/dubbio e vergogna, iniziativa/senso di colpa, industriosità/senso di inferiorità, identità/diffusione dell’identità, intimità/isolamento, generatività/stagnazione, integrità/disperazione.Ogni momento di transizione è caratterizzato, pertanto, da intensi vissuti di crisi; ma la crisi ha in sé, se percepita come occasione di svolta, una potente carica evolutiva. Dice Erickson in “I cicli della vita”: “Ogni tappa successiva è una crisi potenziale, perché implica un radicale mutamento di prospettiva”.

I riti di passaggio o iniziazione che sanciscono l’ingresso alle varie tappe evolutive, caratteristici di alcune culture, permettono agli individui che vi appartengono, di vivere la trasformazione come un momento essenziale, integrante della vita del gruppo, necessario per l’esistenza dei molti, promuovendo, così, l’adattamento e facilitando l’accettazione.
N ella nostra cultura, invece, le transizioni significative sono amministrate o dai culti confessionali o dalle cosiddette scienze medico-psichiatriche, che inevitabilmente tacciano di “malattia” quello che è un mutamento spontaneo, dovuto al naturale trascorrere del tempo. I falsi valori veicolati dalle stereotipie della mentalità consumistica impediscono di vivere la crisi e il cambiamento con l’accettazione della fine e dell’abbandono di quelle che erano le certezze passate.
Quando sopraggiungono nuove istanze fisiche, psicologiche e relazionali, se esse non vengono vissute con consapevolezza
e integrate nella coscienza, se non vengono elaborate e interiorizzate rimangono come puri introietti, generando paura del nuovo e del diverso. “…Concetti, fatti, norme di comportamento, valori estetici o politici, tutti questi ci vengono dal mondo esterno… questi elementi vanno conosciuti e digeriti a fondo per diventare veramente nostri, una parte reale della nostra personalità. Ma se li accettiamo totalmente e senza critiche, in base alle opinioni altrui, o perché sono di moda, ci pesano fortemente, sono veramente indigesti. Rimangono corpi estranei malgrado abbiano stabilito la loro residenza nella nostra mente. Tali atteggiamenti, modi di agire, di sentire e di valutare, non digeriti, sono chiamati dalla psicologia introietti, e chiamiamo introiezione il meccanismo con cui questi elementi alieni vengono aggiunti alla personalità” (da Perls “La terapia gestaltica parola per parola”). Tutto ciò che dal profondo dell’essere chiede di essere vissuto, se non viene ascoltato ed accolto lascia un buco, una falla, un vuoto destinato a trasformarsi in un vortice che deprime l’energia vitale e impedisce di sentire, con assoluta presenza, persino il dolore e la tristezza, sentimenti necessari per l’evoluzione del sé. Medici, psicologi, sessuologi, psichiatri, irrigiditi da una formazione di tipo positivistico, influenzati da un’immagine dell’uomo ereditata dalla neuro-fisiologia ottocentesca, non sembrano adeguati ad accogliere i sentimenti e turbamenti legati all’ineluttabilità della trasformazione. Nell’opera “Divenire” Allport descrive così i limiti e le resistenze dell’approccio scientista: “L’ideale che sta alla base dell’esigenza positivista è di mettere la psicologia in linea con la fisica e la matematica… Per questo motivo tanti psicologi non hanno interesse per la ricchezza
esistenziale della vita umana… L’ideale positivistico ha una tale infl uenza che altri campi della psicologia vengono completamente trascurati. Una speciale avversione si ha per i problemi riguardanti le motivazioni complesse, l’integrazione ad alto livello, la coscienza, la libertà.” Nel modello psicologico umanistico ed esistenziale il counselor può diventare un operatore che si distingue per la formazione umana e non per l’apprendimento di tecniche o di modelli di tipo clinico. Di qui la volontà di proporre un intervento slegato dal modello bio-medico, che favorisca una presenza silenziosa, capace di accogliere pensieri, vissuti e sentimenti che si manifestano nella pura soggettività dell’esperienza individuale.
Prendono consistenza, allora, tutte quelle modalità volte a sciogliere l’intricato alimento delle angosce quotidiane:
la scelta del partner; le inevitabili relazioni simbiotiche che tendono ad instaurarsi; il significato delle crisi
coniugali o di coppia; la paura dell’inadeguatezza nello svolgimento del ruolo di genitore; il dolore legato alle
separazioni e ai divorzi e anche, paradossalmente, all’angoscia legata alle nascite e ai matrimoni; l’entrata nella terza età, la solitudine, la paura della morte e della vecchiaia. La pregnante quantità di eventi da attraversare rende
necessaria la possibilità di ricorrere a situazioni di aiuto in termini di solidarietà umana e non ad uno sterile
ricorso a medici o ad esperti di vario genere. Spesso la sfiducia genera quella “malattia” sottile chiamata depressione
nella quale il mondo perde colori, l’energia implode e l’avvilimento irrompe. Il counselor può condividere una nuova responsabilità sociale offrendo una competenza acquisita sulla riflessione ed elaborazione dell’esistere, sviluppando una disposizione globale nei confronti del reale. Il corso centra l’attenzione su tre passaggi fondamentali:
l’amore e la relazione di coppia, la conflittualità del rapporto genitore-figli e la paura-accettazione della morte, attraverso l’istituzione di un laboratorio di crescita interpersonale già ampiamente sperimentato dagli autori dell’approccio umanistico-esistenziale.

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  1. By Master in counseling | neazetesis on March 23, 2009 at 9:47 pm

    [...] Il counselor è una figura professionale d’aiuto, in grado di favorire la soluzione di disagi esistenziali di origine emotiva, che non comportino una ristrutturazione della personalità. Il corso intende formare operatori in grado di intervenire nei momenti di passaggio alle diverse fasi della vita, che Erickson distingue in otto tappe fondamentali: infanzia, prima fanciullezza, età del gioco, età scolare, adolescenza, giovinezza, età adulta, età senile. L’autore fa corrispondere a ciascuno di questi stadi altrettante crisi psicosociali, caratterizzate, a seconda delle circostanze, da modalità produttive o regressive, e rispettivamente: fiducia/sfiducia, autonomia/dubbio e vergogna, iniziativa/senso di colpa, industriosità/senso di inferiorità, identità/diffusione dell’identità, intimità/isolamento, generatività/stagnazione, integrità/disperazione.Ogni momento di transizione è caratterizzato, pertanto, da intensi vissuti di crisi; ma la crisi ha in sé, se percepita come occasione di svolta, una potente carica evolutiva. Dice Erickson in “I cicli della vita”: “Ogni tappa successiva è una crisi potenziale, perché implica un radicale mutamento di prospettiva”. [CONTINUA A LEGGERE] [...]

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