L’aiuto in riabilitazione: realismo e possibilità

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L ’ intervento riabilitativo ha come fine il miglioramento del benessere del soggetto . La definizione data dall’O M S della salute come ‘uno stato completo di benessere psicofisico, mentale e sociale e non una semplice assenza di malattie’, così come l’introduzione del concetto di QdV, forniscono un interessante contributo a precisare da un lato il peso delle malattie, delle menomazioni, delle disabilità e degli handicap, ma dall’altro il peso della validità delle cure e dei trattamenti che devono avere come obiettivo l’incremento della qualità della vita delle persone . Quando parliamo di benessere del diversamente abile, quindi, dobbiamo considerare aspetti psicologici e relazionali che prima non venivano considerati nel concetto di salute, e stiamo parlando di uno stato che non può essere raggiunto una sola volta nella vita, ma che deve essere rivalutato a seconda del momento e del contesto sociale, ambientale, emotivo-affettivo, relazionale e culturale .
Come abbiamo visto, il compito dell’intervento riabilitativo è quello di prevenire e curare la disabilità, la discrepanza tra funzione ed aspettative  e progettare l’integrazione sociale, familiare e scolastica del diversamenteabile . Uno dei fini principali della riabilitazione è di evitare che la disabilità si trasformi in handicap .
Tutti gli studi di settore si pongono come obiettivo la realizzazione della persona nella sua globalità, anche se ognuna di esse si indirizza alla cura di un aspetto particolare .
Ma in primis quando prendiamo in carico un paziente, dobbiamo avere presente che la riabilitazione con le sue necessità sfida le credenze sociali e minaccia gli equilibri familiari faticosamente raggiunti . È importante per un operatore ricordarlo, avere presente, e rispettare quegli equilibri che hanno costituito il meglio che quelle persone sono riuscite a fare per sopravvivere alla difficile situazione .
Abbiamo detto che l’intervento riabilitativo ha la funzione di attivare o migliorare funzioni e/o competenze in modo da consentire al soggetto di utilizzare al meglio le proprie potenzialità all’interno di un contesto più ampio possibile .
Riabilitare vuol dire privilegiare le risorse spontanee del paziente e mobilitare le parti sane anche se l’oggetto del nostro lavoro sono le parti malate .
Solo così i metodi riabilitativi, l’individuazione di strategie alternative a quelle perdute, l’utilizzazione di presidi sostitutivi, possono essere correttamente integrati in una vita degna di essere vissuta .

 

Daniela Moriniello
psicologa, psicoterapeuta,
responsabile semiconvitto I.PA.R.

  Da Atti del Convegno
“La  Psicologia della Relazione di Aiuto. La riscoperta della solidarietà umana”
 Edizioni Effigi, Arcidosso, 2008.

One Trackback

  1. By Corpo docenti | neazetesis on April 8, 2009 at 9:49 am

    [...] Daniela Moriniello, psicologa, psicoterapeuta • Bruno Moroncini, docente di Antropologia filosofica – Università [...]

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